Integrare INBOUND e OUTBOUND nel fashion: l’impatto dei colli di bottiglia nella logistica multicanale

Barbara Gaudenzi
Alessandro Rizzotti

Spesso si ritiene erroneamente che i ritardi nelle consegne dipendano dalle spedizioni; tuttavia, le stime indicano che la maggior parte delle inefficienze (circa il 67%) è attribuibile alle operazioni di magazzino, dimostrando che la qualità delle performance in uscita viene in realtà determinata a monte. Per garantire il livello di servizio al cliente, le aziende devono quindi abbandonare un approccio puramente reattivo in favore di uno proattivo, capace di intercettare le criticità nel punto in cui si originano.
Attraverso lo studio del caso aziendale "Fabrics", che ha analizzato oltre 15.800 record di inbound e 280.000 righe outbound, è emerso che il monitoraggio dei soli valori medi dei KPI non è sufficiente per misurare la reale efficienza logistica. Nonostante un Lead Time Outbound medio apparentemente positivo, l'analisi ha rivelato la presenza di code e variabilità strutturali in grado di generare ritardi significativi. Diventa perciò indispensabile correlare i flussi in ingresso e in uscita, analizzando contemporaneamente l'Inbound Processing Time e il Tempo di Attraversamento degli ordini per ogni singolo articolo (SKU). I dati confermano che gli articoli che subiscono ritardi o variabilità nella fase di ingresso sono gli stessi che causano inefficienze sistematiche in fase di uscita.
Le implicazioni manageriali di questa analisi richiedono un cambio di paradigma: inbound e outbound non possono più essere gestiti come compartimenti stagni, ma devono essere fusi e governati come un unico flusso continuo. In questa nuova ottica, il magazzino si trasforma da semplice centro di costo ad asset altamente strategico, diventando il nodo centrale dove i flussi fisici e informativi si incrociano e dove la variabilità può essere controllata prima che si trasformi in un disservizio per il cliente.
Infine, l'articolo avverte che la digitalizzazione da sola non è la soluzione definitiva. Implementare tecnologie di tracciabilità e sistemi WMS serve a rendere visibili le dinamiche operative, ma se a questa visibilità non corrisponde un profondo allineamento tra dati, processi e capacità decisionale, il rischio è semplicemente quello di automatizzare gli errori. La vera competitività si costruisce a monte, agendo sulle cause strutturali della variabilità.
 

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Relatori

Marco Bettucci

Professore - SDA Bocconi

Cecilia Biondi

Caporedattrice riviste Editrice Temi

Francesco Damiani

CEO & RFID/BLE Solution Lead RFID Global – Softwork Group

Pietro De Giovanni

Professor of Practice in Operations and Supply Chain Management - SDA Bocconi

Tommaso Del Vento

Head of Business Development - Knapp Italia

Barbara Gaudenzi

Prof.ssa di Economia e Gestione delle Imprese - Università di Verona

Pietro Negri

Partner della practice Operations e Supply Chain Asset

Andrea Payaro

Chairman - Professore Organizzazione Aziendale

Alessandro Rizzotti

Resp. logistiche estere, Teddy SpA - Docente Dip. di Mgmt. - UniVR

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Professore - SDA Bocconi

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